I MISTERI DI RENNES LE CHATEAU IN ROMAGNA

 

crocediferro Reda

Appena tornata da Rennes le Chateau, dopo un viaggio di 2500 chilometri in quattro giorni, con la febbre e un blocco autostradale di tre ore, invitata gentilmente da Pierluigi Pini e Annamaria Mandelli, ricercatori di lungo corso sui misteri di Rennes, al centenario della morte di Berenger Sauniere, vi aggiorno sugli ultimi “folli” legami fra Rennes e la Romagna. Il piccolo paese di Rennes è uno dei misteri più chiacchierati del XX secolo, su cui ormai è stato detto e scritto di tutto. Dopo il famoso romanzo di Dan Brown: “Il codice da Vinci”, si può dire che vi sono ben poche certezze in tutta questa storia: Berenger Sauniere, un parroco che nel 1885 viene trasferito alla decadente chiesa di Rennes le Chateau, un piccolo paese della Linguadoca, nel sud della Francia, ai confini con la Spagna; l’antica chiesa dedicata a Maria Maddalena era in condizioni pietose, il prete raccolse qualche offerta e poi iniziò i primi lavori di restauro; durante i lavori di rimozione dell’altare venne rinvenuto qualcosa all’interno di uno dei pilastri, si parla di una fiala di vetro con dentro delle pergamene, da due a quattro, non si sa. Appena Sauniere trovò “quella cosa che non si sa”, divenne molto ricco, tanto che non solo riportò a nuovo tutta la chiesa, ma fece costruire un giardino, una biblioteca, una serra, una torre, una villa e altro. Iniziò pure a ricevere personaggi nobili ed illustri offrendo loro lauti banchetti (esistono le fatture). Tra questi personaggi ve ne era uno, chiamato dai paesani “lo straniero”, forse l’arciduca Johann Salvator di Asburgo in incognito. (Johann Salvator il 30 gennaio 1889 rimase fortemente sconvolto dalla tragedia di Mayerling, nella quale perse la vita, in circostanze misteriose, suo cugino l’arciduca Rodolfo, fu scosso a tal punto che dopo pochi mesi decise ufficialmente di rinunciare ai suoi titoli, al suo rango e ai suoi privilegi, scomparendo pure lui in modo oscuro). La provenienza di queste ricchezze è in fin dei conti il vero, unico, mistero da scoprire. Tutto il resto, dal tesoro merovingio, al Priorato di Sion, dalle pergamene cifrate ai quadri di Poussin, dalla Maddalena al corpo mortale del Cristo, dal “Serpente Rosso” (uno scritto del 1967 pubblicato il mattino del 17 gennaio, data con particolari riferimenti occulti, la notte successiva i tre autori morirono misteriosamente),alla misteriosa pietra che ipotizzava origini extraterrestri per la stirpe merovingia, fino ad arrivare a uno strano anello fatato che ricorda tanto quello dei Nibelunghi o al Cavaliere del cigno, che è una delle leggende medievali commissionate dal principe Ludwig di Baviera, deposto come pazzo e poi morto pure lui in circostanze poco chiare. Tutto questo, anche se è talmente strano, che può dar da pensare, è soltanto frutto di ipotesi, speculazioni basate su fonti incerte, spesso dei falsi e su notizie riportate di autore in autore come leggende metropolitane. Chiarito ciò passiamo ai nuovi collegamenti che legano questo paese alla Romagna. Il nome di Rennes le Chateau proviene probabilmente dal gallico “Reda”, che significa un “carro a quattro ruote”. Ebbene nella pianura romagnola, a pochi chilometri da Faenza esiste la frazione di Reda, una tradizione locale vorrebbe che Reda sia derivata dal nome Rheda-ae, che significava presso i Romani “carretta”. La pieve di Reda è intitolata a San Martino, il Santo francese per eccellenza, antesignano dei Templari, con affinità con antichi riti celti e patrono dei sovrani di Francia. Inoltre qui a Reda, in Romagna, si favoleggiava di un tesoro, di una quercia famosa in tutta la zona di Faenza, chiamata la  cvérza ‘ d Maiôla.  Ad essa era legata anche la leggenda che il Passatore vi avesse seppellito una pentola piena di monete d’oro, certo che quando la quercia è stata abbattuta non si è trovato nulla. Il famoso presunto tesoro di Rennes sarebbe quello portato a Roma da Tito dal Tempio degli Ebrei, poi razziato da Alarico durante il sacco di Roma del 410, nascosto a Carcassonne, dove tutt’ora esiste  la montagna di Alarico, mentre fonti scritte lo danno come regalo di nozze da parte di Ataulfo a Galla Placidia, la quale se lo portò a Ravenna quando vi ritornò.

 immagine: croce di ferro a Reda

 articolo già pubblicato sul quotidiano “La Voce di Romagna”

MISTERI FRANCO/ROMAGNOLI

Rennes-le-Château

Il romanzo di Dan Brown,“Il codice da Vinci”, si appoggia su di una ipotetica “base storica”: il cosiddetto “mistero di Rennes le Château”, comunemente attribuito ad un “terribile” segreto scoperto da don Bérenger Saunière (1852-1917), un sacerdote nato e vissuto nel Sud della Francia, non lontano dal confine con la Spagna. Secondo l’ipotesi più diffusa egli avrebbe trovato qualcosa che proverebbe l’esistenza del “sangue reale”, ovvero che Gesù sopravvisse alla croce e generò figli con Maria Maddalena. Tuttavia, non mancano congetture alternative: il tesoro del Tempio di Gerusalemme, la coppa del Graal, un procedimento per diventare immortali, la memoria di una catastrofe ciclica, e molto altro. In ogni caso Saunière sarebbe venuto a conoscenza dell’esistenza di una società occulta, ramificata e potente, il Priorato di Sion, (di cui avrebbe fatto parte anche Leonardo da Vinci), che avrebbe avuto lo scopo di gestire il segreto. Tutto ciò sarebbe provato da una complessa rete di iscrizioni su pietra, messaggi inseriti in quadri, pergamene, lettere, che occorre decifrare, perché presentano scritte sbagliate, rovesciate, rebus, ecc. Il segreto di Rennes le Château passerebbe anche per la Romagna. Pier Luigi Pini, abita a Brisighella, è una persona assai cortese e affabile, appassionato e ricercatore, assieme alla moglie Anna Maria, dei misteri di Rennes su cui ha tenuto numerose conferenze. Pini si è recato a Rennes, per studio, per ben 13 anni, qui in questo luogo ha conosciuto Dan Brown, quando non era ancora famoso, lo scrittore si aggirava col suo camper per raccogliere il materiale per i suoi scritti. Vediamo un po’ cosa ci racconta Pier Luigi. Tutte le popolazioni antiche, (Celti, Romani, Visigoti, Ebrei) si ritrovano in Romagna e nella zona di Rennes, come pure gruppi religiosi in odor di eresia, (come i Catari e i Templari). Faenza, nel medioevo fu un luogo cataro, addirittura volevano bruciare tutta la città per debellare l’eresia. Ancora oggi, a Faenza, c’è una chiesa chiamata Commenda (onorificenza civile, superiore al cavalierato) dedicata a S. Maria Maddalena. Sempre a Faenza, si sarebbe decodificata una lapide del 1600, proveniente dal Duomo della città (la scoperta di uno schizzo su un taccuino, farebbe risalire a Leonardo la sua costruzione, vi ricordo che Leonardo scriveva da sinistra verso destra cioè a rovescio, così come si scrive anche l’arabo). La lapide sembra celare un messaggio segreto, riferito a Rennes:“Sul monte Bezu a Rennes la chiesa di Cristo cela l’arco nei monti”, scritta che si ritrova pure nella Pala Bertone, dipinto di autore ignoto, di proprietà della pinacoteca faentina. A Faenza, ritroviamo anche Felice Giani, che qui dipinge ben tre opere con la dicitura: “Et in Arcadia ego” (anch’io facevo parte dell’Arcadia) un’iscrizione enigmatica riportata in alcuni importanti dipinti del Seicento, fra cui uno del Guercino, e due del pittore francese Nicolas Poussin. Vi è poi la diffusione della devozione al Preziosissimo Sangue, congregazione fondata da San Gaspare che si ritrova sia a Bologna e nella Romagna, sia nella zona di Rennes. Altro riferimento è l’oratorio di S. Maria Maddalena a Villa Salta, si trova a Predappio, che avrebbe riferimenti simbolici con la chiesa che si trova a Rennes. La costruzione dell’oratorio, più o meno nel 1450, si deve a Nicolò, capostipite dei Raineri di Salto, personaggio illustre molto sensibile al lato spirituale e religioso. Altro riferimento alla Maddalena si può ritrovare in San Camillo, fondatore della “Compagnia dei ministri degli infermi”. I Camilliani portano l’abito nero con la croce rossa di stoffa sul petto, si dedicano alle cure degli ammalati. Il cuore di questo Ordine è la Chiesa di S. Maria Maddalena a Roma, dove il loro ideatore è sepolto. Questo Ordine è molto conosciuto a Predappio, opera in un centro di accoglienza residenziale per persone con problemi psichiatrici. Per quanto riguarda il legame coi Merovingi, gli ipotetici detentori del “sangue reale”, i riferimenti sono molti, mi limito a scrivervi, che il “nostro” Teoderico sposò una figlia di Childerico, quest’ultimo fu il primo sovrano, storicamente accertato, di tale dinastia.

immagine: Rennes le  Chateau

articolo già pubblicato sul quotidiano “La Voce di Romagna” il giorno 08/08/2016

MADONNE, MISTERI E FANTASMI A MONTEFIORE

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Quella di Montefiore è una delle rocche più imponenti del  riminese. La si nota da lontano, come una sentinella armata di lancia, protegge il piccolo borgo che le sorge attorno. Capolavoro dell’architettura malatestiana, venne costruita nel Trecento, e successivamente trasformata ed adattata alle diverse esigenze. Si dice che la sua costruzione sia stata iniziata da Malatesta “Guastafamiglia”, il figlio di Pandolfo I Malatesta, chiamato così perché “guastava” le famiglie, condannando a morte, per ragion di stato, molte persone. Dopo una salita un poco tortuosa si arriva al paese ancorato in cima al colle col suo maestoso castello, si sale poi per ripide scarpate per accedere alla rocca, oggi restaurata e visitabile. Un po’di “fiatone” per essere ripagati da una vista mozzafiato, un panorama che abbraccia a tuttotondo la Romagna intera, partendo da Ravenna l’occhio arriva sino all’inquietante profilo del monte Conero. Fa quasi paura vedere sulla destra emergere il massiccio Conero, il quale sembra schiacciare le dolci colline riminesi. Montefiore è inserito fra i 100 borghi più belli d’Italia e come ogni castello che si rispetti ha il suo fantasma. Il fantasma è quello di Costanza Malatesta. Alcuni sostengono che Costanza fosse la madre di Azzurrina, la bimba morta misteriosamente nel castello di Montebello, altri sostengono che Costanza fosse l’unica figlia di Maltesta l’Ungaro. Costanza andò sposa giovanissima, rimase ben presto vedova. Ritornò alla rocca di Montefiore con una ricca dote, dandosi alla pazza gioia assieme a numerosi amanti. Questo fatto provocò le ire dello zio Galeotto, che ordinò ad un sicario,  di ucciderla, ma sei anni dopo Costanza risultava ancora viva, forse fu per questo che si iniziò a parlare del suo fantasma, avvistandolo nella rocca. Oltre al fantasma Montefiore ha un altro mistero, sembra che nelle mura del maniero sia nascosto il tesoro di Sismondo Malatesta, celato in fretta e furia  perché Sismondo era attaccato dal nemico. Il tesoro non è mai stato ritrovato ma nel 1952 , nonostante il parafulmine, la torre del campanile fu colpita da vari fulmini, questo ha fatto pensare che i fulmini fossero attirati da materiale metallico, forse le monete della fortuna  del Malatesta? Panorama impagabile, fantasma, tesoro…che altro c’è? Una spiritualità ancestrale, profonda, caratterizza non solo Montefiore ma tutto questo territorio che si trova ai bordi della Romagna, quasi un limbo dantesco. Qui sono disseminati numerosi santuari, da sempre meta di fedeli, a Montefiore vi è il  santuario della Madonna di Bonora a cui giungono pellegrini provenienti da tutta  Italia. Un poco più il là, solo qualche chilometro più a valle, un altro straordinario santuario, quello della Madonna di Carbognano, assolutamente da vedere, è forse l’unica raffigurazione, se escludiamo la statuaria, di una Madonna che indossa gli orecchini.

 

 

immagine: Montefiore Conca

 articolo già pubblicato sul quotidiano “La Voce di Romagna”