I misteri del Carnevale

Danza Macabra Bertinoro

Ultimi giorni di Carnevale, la cui origine non è certa, come neanche l’etimologia del suo nome. Alcuni sostengono che si tratti di una festa popolare trasmessa attraverso i secoli come eredità delle feste pagane  dei Saturnali, in onore del dio Saturno o dei Lupercali, in onore del dio Luperco in cui le gerarchie venivano sostituite col rovesciamento dell’ordine, lo scherzo e la dissolutezza. Secondo altri le sue radici affondano in alcune feste primitive (10.000 anni a.C.), che si tenevano per festeggiare l’arrivo della primavera. Nel Medioevo gruppi di contadini si battevano per la strada con sassi e bastoni mentre i signori duellavano nei loro palazzi. Più tardi presero piede le maschere, che consentivano anche ai poveri di fingersi ricchi e potenti grazie a semplici travestimenti. In passato i festeggiamenti culminavano solitamente con la morte e il funerale di un fantoccio, ancora oggi veramente si usa: la Segavecchia che viene bruciata a metà  Quaresima. Si pensava che nell’aldilà tutto fosse invertito, perciò per Carnevale ci si metteva i vestiti a rovescio, ci si mascherava invitando le anime dei morti a entrare nei propri corpi per dare loro la possibilità di fare baldoria, in cambio di abbondanti raccolti. Queste credenze che si credono estirpate non lo sono poi  del tutto. In Romagna il Carnevale ha eccellenze, come quello di Imola o di Gambettola. Oggi non è più un folle momento in cui tutto si ribalta, anche perché metaforicamente la maschera la portiamo tutti i giorni.  Si usano ancora i balli in maschera che rimandano alla danza macabra, balla, divertiti, bevi, mangia, satollati tanto sai che devi morire. La danza macabra è un Carnevale di vivi e morti, dove persone di ogni sesso e condizione sociale ballano insieme a scheletri occultamente animati. Il significato è chiaro, è un monito a ricordare che la morte ci attende nel nostro futuro. la Morte la sconfiggiamo sorridendo, ed essa deride le nostre cose importanti nel mondo terreno. La danza macabra è un momento di follia e rivalsa in una vita spesa a guardare il mondo dal basso all’alto, per i potenti è un avvertimento ancora più forte perché essi hanno tanto da lasciare… “la mia roba, la mia roba, vieni via con me”, diceva il contadino in punto di morte, in una novella di Giovanni Verga. Il Cristianesimo con la sepoltura diede importanza al corpo e perciò alla vita e di conseguenza sacralità alla morte. Quando i vermi avevano terminato il loro lavoro si usava raccogliere i teschi e le ossa per esporli nelle cappelle e nei cimiteri perché fossero fonte di meditazione, soprattutto nel Medioevo, dove illimitata era la potenza, la superbia e la depravazione della classe dominatrice sulle altre. In mezzo a guerre, pestilenze, povertà e orrore e una grande crisi sia morale che economica, il terrore si trasforma in allegrezza, da qui trae origine la danza  macabra. Quando non c’è scampo possiamo solo non pensarci. Camille Saint-Saëns, compositore e pianista francese nel 1874 realizzò la sua famosa “Danza macabra” in cui le note stridenti del violino suonate dalla Morte richiamano i morti dalle tombe, facendoli ballare in una danza infernale, avvolti da grida e da risa orribili. la Morte smette di suonare e nel silenzio spicca il canto del gallo. Ai morti non resta che affrettarsi a raggiungere di nuovo le proprie tombe. Saint-Saëns compose nel 1866 l’opera “Il Carnevale degli animali” eseguita privatamente un anno dopo, in occasione della festività del Martedì grasso, ebbene il musicista vi introduce anche un pezzo dalla Danza macabra. Le più antiche attestazioni di questo soggetto in pittura ricorrono in ambito francese a partire dalla prima metà del secolo XV. La danza macabra era raffigurata nei cimiteri e nei luoghi sacri, celebre è quella del Camposanto di Pisa. In Romagna si trova al Museo Interreligioso di Bertinoro, è un affresco eseguito nel 2005 da Gavelli E. Luciana, di dimensioni modeste (43 X 134,5 cm.) ma di bella fattura, il fondo giallastro e grigio fa emergere figure di donne e bambini, non ci sono uomini, gli scheletri prendono le donne per le mani, le quali hanno lo sguardo triste, mentre la morte assisa su un trono suona un lungo corno.

immagine: Danza Macabra  (Bertinoro)

articolo già pubblicato sul quotidiano “La Voce di Romagna” il giorno 16/02/2015

 

 

Precedente la Segavecchia, tradizione di metà Quaresima Successivo I Re Magi nella storia