LA BELLEZZA E LA BONTA’

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La celeberrima “Venere allo specchio” è di Diego Velazquez. Velazquez fu uno dei più grandi pittori del secolo d’oro della Spagna. Egli fu eccelso sia nel realismo più crudo alla Caravaggio nelle scene di genere, sia nell’uso di fine colorismo e sinuosità nelle figure mitologiche, inoltre realizzò anche opere intriganti ed occulte come la celebre “Las Meninas”. Fu anche un ottimo ritrattista, direi immenso, come ad esempio nel ritratto di papa Innocenzo X, ritratto che Guido Reni eseguì in veste di Satana. Continuando poi il discorso sull’origine delle Madonne Nere, vorrei soffermarmi sul significato di Vergine. A quei tempi il significato di vergine non si riferiva a colei che non conosce uomo, ma a colei che appartiene a sé stessa “nel senso di inafferrabilità” (J.Evola, Metafisica del sesso, Ed. Mediterranee, Roma, 1988). L’esperienza sessuale poteva diventare esperienza spirituale profonda per la capacità di conoscenza interiore che la donna possiede captando la soggettività dell’altro. In tempi ancor più lontani la parola virgo, considerata una deformazione di un’antica radice atlantidea, indicava il principio materno. L’ultima Virgo Mater che dominò la civiltà atlantidea, se mai è esistita questa civiltà, fu Lilith, la personificazione della Luna Nera ( Roberto Secuteri, Astrologia e Mito, Ed.Astrolabio, Roma,1978). In seguito tutte le vergini madri di tipo pagano e quelle asiatiche, molte delle quali raffigurate con il volto nero, furono fuse dal Cristianesimo, che armonizzò le vecchie tradizioni, gli usi antichi, con un messaggio Nuovo per creare un unico personaggio: la Madonna, anche in versione di Madonna Nera. Pure Afrodite fa parte di questo ricco substrato, nella dea della Bellezza il cui attributo era la rosa e la colomba, si ritrovano paradossalmente sia una forte identità, sia la capacità di fusione con l’altro ad attestare il segreto di una unione vera e profonda che richiede nei due individui il mantenimento della distinzione e della separatezza, altrimenti l’altro sarà solo il riflesso del proprio desiderio, se prevarrà l’Ego, ognuno rimarrà arroccato nella propria identità (egoismo). La bellezza di Afrodite si manifesta oltre che dal suo corpo, anche dalla grazia del suo fare, dalle parole del suo dire, dal fascino della sua intelligenza. A fronte della comune credenza che una donna non possa essere bella e intelligente insieme. In antichità la dea veniva appellata “Afrodite dai begli occhi” che esprimevano tutta la sua intelligenza, ed era rappresentata con vesti drappeggiate, anche se avvolgenti per svelarne le sinuose forme; quando più tardi, per esaltarne unicamente la bellezza fisica, fu raffigurata nuda, assunse l’appellativo di Afrodite “dalle belle natiche”. La bellezza non è unicamente una questione di forma e visibilità contrariamente a quanto attestano i nostri tempi; ciò a conferma che il fascino e la magia stanno sempre dentro il mistero e che quando vengono meno i suddetti attributi la donna assume tutte le caratteristiche più degenerative, aprendo la strada alla pornografia, alla prostituzione, esibendo modelli di femminilità riduttivi derivati da una cultura dell’apparire piuttosto che dell’essere. Una femminista agli inizi del Novecento sfregiò con un temperino, alla presenza di altri visitatori, la Venere di Velasquez, la folle e autolesionista risposta a chi perseguitava le suffragette. Questa passeggiata iniziata con l’ Arcangelo Michele, affine sia alla Madonna Nera che con San Giorgio e coi cavalieri Templari possiamo concluderla col Santo più buono che è… San Martino vescovo di Tours, patrono dell’Arma della Fanteria. Tutte le Armi sono necessarie e devono avere il giusto rispetto, ma l’Arma della Fanteria, nella Prima Guerra Mondiale ha realizzato il più Bel Gesto d’amore, spontaneamente dalla trincea tedesca salì il canto di Stille Nacht e autonomamente dalle  altre trincee  tutti iniziarono a cantare, ognuno nella propria lingua  e giocarono una partita di pallone. Era la sera della vigilia di Natale del 1914.

 

 

immagine: Venere allo specchio di Diego Velazquez

 

 articolo già pubblicato sul quotidiano “La Voce di Romagna”

 

 

 

 

 

 

 

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