Un pellegrinaggio penitenziale e riabilitativo

pellegrinaggio-vocazionale-giovani-diocesi-di-comoUn pellegrinaggio, dal latino peregrinus, cioè straniero, è un viaggio compiuto per devozione, ricerca spirituale, o penitenza, verso un luogo considerato sacro. Oggi si intreccia al turismo non è più come un tempo in cui il pellegrino andava straniero, perciò senza protezione, con le fatiche i rischi dell’ignoto e l’animo volto alla pazienza e alla redenzione. I primi pellegrinaggi penitenziali risalgono all’VIII secolo. Il pellegrino penitente era visto come una figura di monaco , aveva alcuni segni di riconoscimento, un soprabito lungo, la escarsela, cioè una sacca per il cibo e il denaro, la pazienza ovvero un cordone legato ai fianchi. Al ritorno una palma se era andato a Gerusalemme, le chiavi di san Pietro se era stato a Roma, la conchiglia di San Giacomo se aveva fatto il cammino di Santiago di Compostela. Attorno all’Anno Mille, i pellegrinaggi furono talmente numerosi che negli itinerari dei loro cammini fiorirono a centinaia gli hospitalia, una specie di alberghi molto modesti per ospitarli e rifocillarli. Si pensi anche ai famosi Templari, Ordine di monaci/guerrieri sorto per la protezione dei pellegrini che andavano al Santo Sepolcro. Ora dopo mille anni, il pellegrinaggio è entrato nel turismo religioso di massa con finalità meno penitenziali. Ma esistono dei progetti europei, che propongono pellegrinaggi penitenziali e riabilitativi, per ora solo in Belgio, Francia, Spagna e Germania, al posto del carcere minorile. Sono progetti finalizzati a minori sottoposti a misure penali per piccoli reati, come furti e aggressioni, ma fra di loro c’è qualcuno che ha reati più gravi, come l’omicidio. Adolescenti problematici che iniziano un percorso, a tappe, di migliaia di chilometri verso Santiago o Roma, mete principali. Senza cellulare ma a contatto con la natura e con la fatica e la meditazione del camminare. Un percorso che li porterà alla libertà con consapevolezza. Certo qualcuno tenta di scappare, qualcun altro si dà i bagordi per qualche notte. Ma sembra che il pellegrinaggio al posto del carcere funzioni. Una riabilitazione che funziona più del carcere, perché la recidiva è di appena un terzo osserva Oikoten-Alba, l’associazione fiamminga che per prima, nel 1982, ha lanciato il progetto che adesso si cerca di portare in Italia. “Inserire i cammini nello strumento della messa alla prova? Perché no? Mi sembra interessante”. Così si esprime, Gemma Tuccillo, magistrato a capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, sulla possibilità di aprire il pellegrinaggio riabilitativo per i minori anche in Italia.

 

 

 

 

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