Un Portico tra Beatrice e la Madonna del Sangue

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Portico di Romagna unitamente a S. Benedetto in Alpe ha ottenuto la bandiera arancione, ovvero il marchio di qualità per i piccoli centri italiani di eccellenza, si trova lungo la strada che porta al Muraglione.        Portico è un piccolo centro medievale  intatto, fra i vari palazzi che ricordano l’architettura toscana vi è  Palazzo Portinari che appartenne secondo la tradizione al padre della Beatrice di Dante, questo paese quindi vanta l’amore platonico più famoso nel mondo. Il Santuario della Madonna del Sangue  si trova nella zona alta del paese, quella nobile, all’interno si conserva un dipinto su legno attribuibile al pittore Lorenzo di Credi (1465-1537) autore anche della “Dama dei Gelsomini” custodita a Forlì. La Madonna del Sangue è dolcissima e triste, offre una melagrana al suo Bimbo, simbolo di fecondità ma anche di morte. Secondo il mito greco l’albero del melograno sarebbe nato dal sangue di Dioniso. Un’altra leggenda racconta che Proserpina fu rapita da Ade, dio degli inferi, la madre Demetra, dea della natura, addolorata tenne la terra avvolta nell’inverno finché Zeus non obbligò Ade di liberare Proserpina. Sulla terra scoppiò la primavera, perché madre e figlia si riabbracciarono, ma quest’ultima essendosi cibata di chicchi di melagrana  fu costretta a tornare nel regno della morte per una parte dell’anno. Questa simbologia pagana  si allaccia anche al culto cristiano in quanto Cristo muore ma ritorna. La tavola di Portico è splendida, un’opera d’arte con le stelle, meriterebbe più attenzione. Il Bimbo paffuto coi piedi su un cuscino porpora, simbolo di regalità e anche di morte, solo temporanea perché sul cuscino ci si dorme,  è di una tale bellezza che  avrei voluto abbracciarlo e baciarlo, ho ricordato le parole di  Santa Teresa di Gesù Bambino (Santa Teresa di Lisieux  1873/1897)la Santa carmelitana scalza, dell’ordine monastico la cui leggenda dice che fu istituito direttamente dalla Vergine Maria. Santa Teresa morì a 24 anni dicendo:  “Mio Dio… ti amo!”. La zona più in basso del paese, a ridosso del fiume Montone , è quello con le case appartenute ai popolani ed agli artigiani  qui lo sguardo è affascinato dal  bellissimo Ponte della Maestà (non si conosce la data di costruzione,  alcuni documenti riportano il 1328) che porta alla mulattiera della  “Castellina”,  ancora esistente, che va verso la vallata di Premilcuore.

immagine: Portico

articolo già pubblicato sul quotidiano “La Voce di Romagna” il giorno 06/10/2014

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