IL REGISTA E IL POETA

Mastorna detto Fernet

A Ravenna, ai Chiostri Francescani, si è svolto, l’evento “Fellini e Dante, l’aldilà della visione”, dagli Atti del Convegno tenutosi alla Biblioteca Classense, con Paolo Fabbri, Università di Urbino, Edoardo Ripari, Università di Bologna e con la presenza di Mario Guaraldi, editore del “Libro dei Sogni di Federico Fellini”, in versione  ebook. Si è affrontato per la prima volta, l’influenza poetica dantesca sulla filmografia felliniana. Fellini ebbe molte proposte dagli americani per un “filmone” sulla Divina Commedia, non le accettò mai, però, creò il personaggio di Giuseppe Mastorna, detto Fernet, un clown che suona il violoncello, il cui viaggio ultraterreno è di chiara ispirazione dantesca. Il Maestro, dopo aver raccontato la provincia romagnola, Roma e il mondo del cinema decide di… partire per l’Aldilà, ma il film non si realizzò mai.   Definito da Vincenzo Mollica come “il film non realizzato più famoso della storia del cinema”, non si sarebbe concretizzato, perché il Maestro era molto scaramantico, consultò l’I Ching, ( un testo cinese molto antico, a cui si pongono domande per un orientamento) ed ebbe un risultato negativo. La scaramanzia di Fellini è probabile fosse rivolta all’ipotesi che nulla accade per caso, perciò fosse bene muoversi col vento e a non andare incontro a situazioni, che nate sotto una cattiva stella, potevano finire male. Nel Mastorna, il Maestro parte dal presupposto che l’Aldilà  sia un “casino” come l’Aldiqua, provando a immaginare cosa sarebbe accaduto a un individuo che, dopo un disastro aereo, si trovasse nell’altro mondo. Privo di punti di riferimento, senza un’identità, sempre più disperato, Giuseppe Mastorna ha un solo chiodo fisso in testa, quello di partire. Le pagine del Mastorna, intessute tra la Commedia di Dante, Il Fu Mattia Pascal (Pirandello), Il processo (Kafka) e l’Ulisse (Joice), ci lasciano dentro un profondo senso di liberazione dalla morte e una gran voglia di vivere. Per Mastorna, Fellini si è valso anche della collaborazione di Dino Buzzati, il loro incontro avvenne a Milano nel ‘65, in un ristorante famoso per il pesce, ma la serata terminò con un’intossicazione alimentare per Fellini, non per Buzzati; altro “segno” per il Maestro, che il “caso” non era in armonia col “tutto”.  Il Mastorna, proviene oltre che dai sogni di Fellini, da un racconto breve di Buzzati, “Lo strano caso di Domenico Molo” che narra di un fanciullo, che compie un sacrilegio mancando a un giuramento, per il senso di colpa, si ammala e sogna di andare nell’Aldilà, per esservi giudicato. Buzzati, intrappolato nel personaggio di Giovanni Drogo, il protagonista del “Deserto dei Tartari”, ma con altre ambizioni artistiche, anche se in molti non lo sanno, Dino Buzzati fu un disegnatore eccezionale, capisce che questo Mastorna non si realizzerà mai e decide di scrivere e disegnare il “Poema a Fumetti”, che suscitò lo sconcerto per il mutamento della  scrittura, dell’immagine e per la presenza massiccia del nudo, una decisione che dispiacerà molto al regista. Il Poema a Fumetti, si ispira al mito di Orfeo e Euridice, dove Orfeo col canto e la musica vince la morte. È la vita anche la morte, è ciò a cui si ispira pure Fellini, tramite un altro suo importante collaboratore, Pier Paolo Pasolini. Una leggenda racconta che un mago avesse consigliato al regista di non girare il Mastorna perché sarebbe morto subito dopo l’uscita del film. Nel 1992 dalla collaborazione con Milo Manara esce il fumetto di Mastorna, nel 1993 il Maestro muore. Grazie a questa interessante conferenza, e ai relatori della stessa, mi sono riconciliata con Fellini, che disdegnavo per le sue donnone dai seni enormi che il Maestro contrapponeva all’innocenza di donne salvifiche come Gelsomina, mi è parso di capire che forse Fellini ricercava in un’unica donna, sia la carne che lo spirito, alla mia domanda, Paolo Fabbri uno dei relatori, semiologo, anche lui un Maestro, per “ricca semplicità”, mi ha risposto con una storiella. Un uomo che voleva sposarsi chiese al sensale di trovargli una donna, ricchissima, intelligentissima e bellissima, il sensale gli rispose… con quello che tu vuoi, io faccio tre matrimoni!

articolo già pubblicato sul quotidiano “La Voce di Romagna” il giorno 10 /10/2016