PRIMO MAGGIO DA RINASCITA

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Da bimbetta di appena due o tre anni avevo compreso che c’erano delle feste molto importanti che si festeggiavano il primo del mese, ma tendevo a confonderle. Una non mi piaceva per niente, essendo femmina anche se piccola, non mi era permesso mettere il naso fuori dalla porta, portavo iella, trovavo questa cosa ingiusta e guardavo dai vetri della finestra, dispiacendomi di essere nata  bambina, era il primo gennaio. L’altra era legata a degli scherzi che facevano divertire qualcuno ed arrabbiare qualcun altro  e capitava pure che litigassero, a me non piaceva per niente, era il primo d’aprile. Ma c’era un giorno in cui essere femmine era bello, la nonna mi metteva un rametto  d’acacia tra i capelli, la porta era adornata di questi fiori odorosi, io potevo uscire e scorazzare dove volevo, raccogliendo fronde e rami per le finestre, i grandi erano contenti e le donne ricevevano fiori, era il primo maggio. “…nella notte d‘ingresso di tale mese, elettrizzandosi la gioventù, accorrono i giovani a cantare il maggio sotto le finestre delle loro favorite. Contemporaneamente si sentono torme di giovinette cantare canzoni ponendo sulle finestre ed alle loro porte rami di albero con fiori, come dire di avere piantato maggio” (Michele Placucci – 1818). Il concetto di folklore come insieme di documenti e resti del passato è molto vivo in Romagna, il Calendimaggio o cantar maggio, trae il nome dal periodo in cui ha luogo, cioè l’inizio di maggio. Una tradizione antica imponeva che venissero lasciati fiori e ramoscelli intrecciati sui davanzali delle case di fanciulle da corteggiare, alla sera venivano eletti il re e la regina di maggio,  mentre  la mattina presto gli uomini innalzavano “l’albero di maggio”, di solito un pioppo o una betulla, che veniva  adornato di cui ne rimane il retaggio nell’odierno albero della cuccagna. Un po’ più vicino a noi, solo qualche decennio fa in Romagna  “la piòpa” (il pioppo era l’albero della libertà piantato in tante piazze al tempo della Rivoluzione francese perché il nome scientifico è Populos ovvero popolo)  del primo maggio aveva in cima un  vessillo rosso, si svolgevano cortei di  bestiame e di trattori, molti uomini portavano all‘occhiello un garofano rosso… tutto si era mescolato. La festa del lavoro è il primo maggio, i motivi risalgono ai gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA), alle battaglie dei lavoratori, e forse anche perché  in questo giorno si festeggia San Giuseppe lavoratore, ma  ne siamo sicuri? Il primo maggio potrebbe risalire a una festa celtica che si svolgeva in questo giorno:  “Beltaine” in cui si festeggiava l’amore e il corteggiamento, il falò era una parte rituale molto importante, saltare sui carboni ardenti era propiziatorio sia per le persone che per il bestiame. Si innalzava  un palo inghirlandato  che piantato nella terra, simbolicamente la fecondava. Si eleggevano il re e la regina di maggio, mentre i giovani del villaggio raccoglievano i fiori con cui decorare se stessi, i loro familiari e le loro case. Vi erano poi i “matrimoni di maggio” che potevano durare  forse solo per quella notte ma  qualsiasi bambino fosse stato concepito durante la festa veniva considerato figlio degli dei, erano i figli di maggio, nati nel mese della dea Maia, una dea romana che  prende il posto della dea celtica Bona. Eppure  anche se ai Celti subentrano i Romani, alla dea Maia, Vulcano  (dio del fuoco) il primo di maggio  le offriva una scrofa gravida, i sottintesi ci sono tutti, la parola maiale deriverebbe dal nome della dea Maia. Questi riti antichi la Chiesa li ha trasformati  nel mese della Madonna e di San Giuseppe lavoratore già molto tempo fa, nonostante ciò nelle nostre campagne  sopravvivevano fino  a pochi decenni fa. Il primo maggio di oggi è la festa dei lavoratori e quindi di tutti, si festeggia anche oggi all’aperto di solito fra alberi, magari con un pic nic, in un clima conviviale ascoltando oltre a un piccolo comizio l’orchestra… cantar di maggio continua.

immagine: Palo di Maggio ( rievocazione di Beltane)

articolo già pubblicato dal quotidiano “La Voce di Romagna” il giorno 28 aprile 2014

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