Il cibo nell’arte XXXV parte

Lo statunitense Andy Warhol raffigura scatole di ‘Zuppa Campbell’, cibo seriale, commerciale, che se negli Anni Sessanta era ben visto e di moda oggi all’opposto è biasimato da una parte di popolazione che critica la globalizzazione e l’omologazione dei gusti e che ricerca cibo a chilometro zero e produzioni di stagione,   l’altra parte critica ugualmente ma gli è più comodo frequentare i fast-food per evitare di cucinare e per spendere poco.

Andy Warhol- Campbell’s soup – 1962

Il cibo in scatola di Warhol e le sue bottigliette di coca cola ribadiscono il concetto di riproducibilità dell’arte che non è più un’opera unica ma è seriale e meccanica così come è diventato seriale e ripetitivo il gusto alimentare nella cultura di massa… la Pop Art nasce negli Anni cinquanta negli Stati Uniti, nel 1964 arriva alla Biennale di Venezia ed è boom.

Andy Warhol- Coca-Cola – 1962

A questa visione commerciale del cibo inscatolato di Warhol si contrappone ‘Vucciria’ il dipinto che Renato Guttuso realizza nel 1974 raffigurando lo storico mercato di Palermo, uno spazio riempito all’inverosimile di frutta, verdura, salsicce, uova, addirittura un mezzo bue e un coniglio appena scuoiato appesi a dei ganci. Un trionfo alimentare per gli occhi e la gola senza nessuna ideologia vegana o vegetariana. 

    

Renato Guttuso- Vucciria- 1974-Palazzo Chiaramonte-Steri – Palermo

È un dipinto che è lontano da noi di qualche decina d’anni, ma qui non vi è nessun senso di colpa per gli animali uccisi, qui il cibo si mostra nella sua opulenza barocca che ci colpisce per colore e vivacità; d’altronde il mercato è un qualcosa che nasce addirittura nel Neolitico, è un qualcosa che è nel nostro inconscio collettivo… se ci pensate acquistiamo ancora al mercato che a ben vedere non ha le norme igieniche a cui ormai siamo abituati.

Luciano Ventrone-Il dono di Bacco- 2011

Sulla stessa via del trionfo del cibo di Renato Guttuso si affianca Luciano Ventrone il pittore romano che fa parte dell’Iperrealismo che come dice la parola è troppo reale, tanto da diventare astratto, un qualcosa d’altro, la tecnica di Ventrone è sbalorditiva tanto che Federico Zeri lo definì il Caravaggio del XX secolo.

 Luigi Benedicenti- Pasticcini

Luigi Benedicenti altro pittore questa volta torinese, strettamente legato al movimento dell’Iperrealismo, è noto soprattutto per i suoi dipinti di fette di panettone o di pasticcini. Come Ventrone ha una bravura che ci lascia stupiti, i suoi dolci fanno pensare alla mancanza di dolcezza umana, che latita in questo mondo di cattive maniere, più indifferente che maleducato. Il gusto dolce piace più o meno a tutti, il dolce ci fa pensare alla madeleine di Proust, al panettone che si mangiava solo a Natale, alla ciambella della nonna, al latte della madre: i cibi ricchi di zuccheri, aumentano la serotonina, l’ormone del buonumore.

Luigi Benedicenti- Panettone

L’ Iperrealismo di Ventrone e Benedicenti, superano il realismo e quindi vogliono dire qualcosa d’altro, se il primo ci fa pensare col rigore compositivo alla solitudine e il secondo alla dolcezza come mancanza di qualcosa, un altro pittore, Giorgio Morandi questa volta un bolognese, è un’artista che non ha niente a che fare con l’Iperrealismo, tuttavia con pochi tocchi di colori neutri e terrosi, realizza nature morte metafisiche e silenziose… le sue nature morte, in particolare le bottiglie, ci appaiono quasi come gruppi di uomini e donne solitari e arresi all’immensità dell’universo.

Giogio Morandi- Natura morta-1952

(continua)

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