Il cibo nell’arte XXXIV parte

Dalla metà del Novecento si ha un rapporto col cibo ambivalente, alimenti in quantità in una parte del mondo, fame nell’altra, da una parte problemi di salute causa obesità, dall’altra mortalità e malattie causa insufficienza alimentare, da una parte aumentano i disturbi alimentari legati alla cultura, alla moda dei tempi, anoressia e bulimia. Non mangiare o abbuffarsi sino a morire, perché si è soli dentro, una solitudine in cui non c’è più nessuna certezza che ci aiuti, una solitudine dove non sappiamo più chi siamo… stomaco e cervello, si condizionano a vicenda, due cervelli o meglio due sistemi nervosi che interagiscono, c’è anche l’ipotesi di una relazione tra l’am  legato al cibo, la sillaba con cui si invita il bambino piccolo a mangiare, e l’am radice dei sostantivi amicizia e amore.

Egon Schiele-Autoritratto con alchechengi -1912- Leopold Museum- Vienna

Oggi sappiamo dell’importanza del cibo anche per la nostra psiche, il cibo ci conforta e riempie i vuoti emotivi, eppure nonostante sappiamo questo mangiamo spesso cibo spazzatura e nonostante l’inflazione gastronomica di cuochi, influencer, critici culinari in tv o sui social abbiamo problemi di salute legate alla cattiva o troppo abbondante alimentazione e siamo sempre più infelici.

Egon Schiele-1911- Natura morta con fiori e panni colorati-Gallerie d’Arte Moderna-Praga

Nelle opere degli artisti del Novecento troviamo tutte queste contraddizioni, e spesso le troviamo prima che si diffondano: il pittore austriaco Egon Schiele raffigura uomini e donne scheletriche rattrappite e contorte, la stessa linea tagliente e spiegazzata la usa nelle nature morte. Dai piani alti a quelli bassi, la depressione un tempo male per ricchi oggi attraversa tutti gli strati della popolazione, Oliviero Toscani nel 2007 fotografa una ragazza anoressica nuda, una foto che è come un pugno nello stomaco, la modella morirà qualche anno dopo a soli 28 anni, per contro Fernando Botero, pittore e scultore colombiano, presenta dei tondi e grassi personaggi che richiamano il problema odierno dell’obesità dei paesi occidentali

Fernando Botero- Picnic- 1998

Salvador Dalí icona del Surrealismo, anche se fu cacciato dal gruppo, aveva un’ossessione esagerata per il cibo, a sei anni voleva fare il cuoco, poi cambiò idea ma l’idea fissa del cibo restò, diceva che si sentiva vivo e forte quando mangiava un morto, intendeva una beccaccia o un altro alimento animale, provava piacere nel succhiare i crani e il midollo, quasi andando all’uomo preistorico, quando ancora non era cacciatore ma si cibava di carogne e si cibava di midollo osseo e scarnificava le teste. ‘Les dîners de Gala’ è un libro da lui realizzato dedicato ai piaceri del gusto, in cui scrive le ricette e raffigura i cibi afrodisiaci e fantasiosi   accompagnate dalle sue stravaganti riflessioni, delle favolose cene che organizzava sua moglie Gala.

Salvador Dalì-Uova sul piatto-1932

Gran parte della pittura di Dalì è gastronomica, spermatica, esistenziale, lo diceva lui stesso, vi troviamo telefoni con la cornetta a forma di astice oppure uova fritte al tegamino, Dalì diceva che nella sua mente persisteva il ricordo di quando era nel ventre della madre che coincideva con la visione di due uova fritte, che si muovevano assieme a lui nel liquido amniotico.

Philippe Halsman, un fotografo statunitense assai originale, ascoltando un’intervista di Dalì in cui parlava dei suoi ricordi mentre era nella pancia della madre, gli chiese di posare per una foto… Dalì come un embrione dentro un uovo.

Philippe Halsman- Dalì come uovo-1942

Se per Dalì le uova erano tanto importanti altrettanto lo era il pane che Dalì riteneva ‘rivoluzionario’, voleva elevarlo a oggetto artistico, sovvertire l’dea del pane come sopravvivenza dei poveri, ribaltare il concetto, renderlo eucaristico nel profano, così nel 1934 girò per giorni a New York portando sotto il braccio una baguette di due metri, ma restò deluso dall’indifferenza della gente; nel 1958, sfilò con una baguette lunga 12 metri, accompagnato da fornai tutti coi baffi perché assomigliassero a lui; nel 1971 Dalí  si fece costruire una camera da letto tutta in pane, oggi di questo arredamento  è rimasto soltanto il lampadario, che ogni tanto deve essere restaurato con nuove parti. 

 Salvador Dalì- Casa Teatro con Torre Galatea (dove si trova la sua tomba)-Museo di Figueres-Spagna

In una delle sue opere più famose, ‘Memoria persistente’ raffigura lo scorrere del tempo che, per lui non è quello scandito e misurabile dell’orologio bensì avvicinandosi al pensiero di filosofi come Bergson e scrittori come Proust è in realtà qualcosa che è relativo alla percezione soggettiva, qualcosa che si può dilatare se emoziona e cattura coi sensi, ebbene Dalì immagina gli orologi come dei formaggi Camembert che si sciolgono… il gusto del cibo fa scordare il passare del tempo, porta in un’altra dimensione.

Salvador Dalì – La persistenza della memoria- Museum of Modern Art di New York

(Continua)

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