Il cibo nell’arte XXXVI e ultima parte

Dalla Pop Art, dal cibo seriale, inscatolato e commerciale della zuppa Campbell’s di Andy Warhol, più o meno negli stessi anni, arriva l’Arte Concettuale, che ritiene l’idea e il concetto primari sul risultato visivo ed estetico di cui Piero Manzoni è l’artista più noto, anche per aver inscatolato la sua Merda d’artista, intendendo che con la pubblicità si possa vendere di tutto sia nel mondo dell’arte che in quello alimentare. Nel 1960 organizzò un evento ‘Achrome marketing delle galline’ dove gli spettatori erano invitati a mangiare delle uova sode timbrate con le impronte digitali di Manzoni, l’artista crea e questa creazione viene mangiata… non solo la visione ma addirittura l’opera viene mangiata… quasi fosse un’ostia sacralizzata dall’imbonitore- pubblicitario-artista.

 

Piero Manzoni-Panini e caolino-Achrome-1962

‘Achrome’, che significa senza colore, sono una serie di opere di Manzoni in cui  la superficie della tela bianca è impregnata soltanto di caolino, un’argilla bianca che solitamente si usa per preparare la tela, quindi un azzeramento della pittura e ricerca di altro, del concetto di assoluto, di qualcosa che non dipendente da nient’altro; inizialmente le opere hanno increspature più o meno in rilievo, successivamente Manzoni realizza una serie di ‘Achrome’ dove sulla tela incolla rosette di pane coprendole completamente col caolino… cosa voleva dire?

Sacralizzare il pane che a noi pare un’ovvietà?

Magari pensando alla rivolta del pane di cui il suo avo più famoso parla nei Promessi sposi?

Forse pensando a quanto è stato importante il pane prima del consumismo, alla sua sacralità di un tempo?

Non si sa, con l’arte concettuale tutto è possibile perché assimila e ingloba più significati.

  

 Mele cadute-1968- Piero Gilardi

Sempre attorno agli Anni Sessanta nasce in Italia il movimento artistico dell’Arte Povera, così chiamata per i materiali umili che gli artisti usavano, come cartapesta, stracci, o materiali riciclati; si opponevano all’arte tradizionale, ricercando l’essenzialità e relazionandola con la società contemporanea.

Dell’Arte Povera fa parte anche quella chiamata Ecologica o Sostenibile, questi artisti realizzano opere d’arte che affrontano il problema climatico e ambientale o creano opere tramite riciclo di materiali inquinanti. Piero Gilardi è un pioniere di questa arte, realizza alla fine degli Anni Sessanta i famosi ‘Tappeti Natura’ in poliuretano espanso riproducendo erba, piante e frutti che oltre che ad essere visivamente realistici lo sono anche al tatto ciononostante non sono naturali ma artificiali.

Il binomio natura-cultura di cui si occupa Gilardi, non solo influisce sull’ambiente ma anche individualmente su ogni individuo. Il cibo che mangiamo oggi è diverso da quello dei nostri nonni, certo abbiamo più varietà, più facilità nella conservazione, ma… patatine fritte, ogni sorta di snack, merendine, bibite gasate, il cosiddetto cibo spazzatura oltre a fare male crea dipendenza, ne mangiamo troppo, senza contare il pranzare in piedi velocemente con un panino che crea stress, che crea tutta una serie disturbi, senza dimenticare l’effetto degli OGM, che se pro o contro lo sapremo solo col tempo.

Daniel Spoerri- tableau-piège

Oggi che il cibo è un mito osannato con decine di programmi televisivi, di riviste, di ricettari di ogni genere da quello della nonna a quello dei grandi chef, sui social un’invasione di cucinieri più o meno esperti… poteva mancare Eat Art?    

Daniel Spoerri è un eclettico (ballerino, coreografo, scenografo, regista di teatro e di cinema, autore, editore, guida turistica, insegnante, ristoratore) artista nato nel 1930 in Romania e naturalizzato in Svizzera, è l’inventore della Eat Art ben prima che scoppiasse il boom culinario, già dal 1967 Spoerri iniziava una riflessione critica sul cibo.

Daniel Spoerri -tableau-piège

Negli anni Sessanta Spoerri cominciò a comporre gli ormai celebri tableau-piège, i quadri-trappola, ovvero incolla degli oggetti così come li trova sul tavolo da pranzo, piatti, bicchieri e avanzi di cibo che eternizzano    il momento del pranzo e della cena, diventano natura morta che viene appesa al muro, nature morte che chiamerà Eat art.

Ciò che importa a Spoerri non è la natura morta in sé stessa, ma l’atto del mangiare che lascia resti che vanno in putrefazione (memento mori) o inquinano: gli avanzi di cibo, lo sporco che l’uomo lascia nella natura, butta la carta per terra, i mozziconi delle sigarette, le bottiglie di plastica (oggi molto meno ma negli Anni Sessanta-Settanta non era così) Spoerri anticipa l’ecologismo e il salutismo, registra il passaggio dell’uomo che si siede a tavola, mangia e lascia i resti di cibo che Spoerri immortala… come noi un giorno saremo nient’altro che resti in decomposizione, come il cibo.

Carl Warner-Foodscapes- Fotografia

Ma non voglio certo chiudere questi quattro passi sulla storia dell’arte del cibo con la relazione di quest’ultimo con la morte, nel senso che oggi si parla molto di cibo, di cucina, ristoranti ecc. perché i tempi incerti ci fanno sentire di più il senso di morte, orribile ma è un dato di fatto, c’è chi per i like testimonia giorno per giorno il digiuno o il mangiar poco o all’opposto grandi abbuffate, rischiando la salute e forse anche la vita, non mi piace lasciare questo messaggio… vi lascio con i Foodscapes.

Carl Warner-Foodscapes- Fotografia

Per sensibilizzare una dieta più sana ed equilibrata, Carl Warner un fotografo inglese contemporaneo realizza i ‘Foodscapes’, cioè crea dei paesaggi gastronomici realizzandoli tramite alimenti freschi che a lavoro ultimato fotografa come testimonianza. (Fine)

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